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Strutturare il sistema culturale regionale

Prima di tutto nomine di amministratori delegati e presidenti per competenze e professionalità e non per fiducia. Posto al merito, visto che il valore aggiunto di una azienda sono proprio le risorse umane!

Sono tante le realtà culturali con capitale pubblico all'interno della Regione Lazio.

Sono numerosi gli interventi della Regione Lazio in termini economici sia sotto forma di contributi in conto esercizio (deputati alla gestione) sia in conto capitale (sviluppo ed investimenti).

Nella città di Roma, così come nella Regione Lazio, manca una strategia di collegamento tra le diverse realtà culturali, tanto che alcune di essere entrano in competizione anzichè puntare ad una collaborazione, non parliamo di diminuizione di autonomia, bensì di organizzazione a rete.

La politica ha il compito di dettare la missione di una azienda culturale e il vertice amministrativo ha il dovere di formulare strategie per il raggiungimento degli obiettivi generali della Regione Lazio, in questo caso.

Non c'è una strategia politica unica che sia in grado di fare sistema, di pianificare le attività, di specializzare i singoli enti culturali.

Proponiamo di creare una holding di programmazione culturale che da un lato distingua all'interno del settore tra cultura dinamica (esempio Teatro dell'opera, Auditorium) e statica (musei, Maxxi, Palaexpo, etcc.) e dall'altro consenta di procedere all'acquisizione di beni, servizi, prestazioni, generando economie di scala.

Pensiamo ad esempio al servizio di pulizia, una cosa è la realizzazione di un bando di gara per una struttura di 1.000 mq., altra cosa è estendere il capitolato tecnico di appalto per il servizio di pulizia per oltre 500.000 mq.; vorrebbe dire per ogni ente culturale, al di là della propria grandezza, di usufruire di un costo orario di servizio decisamente basso.

Estendere il tutto ai diversi acquisti in ambito culturale (mostre, assicurazioni, cachet artisti...) vorrebbe dire liberare numerose risorse, determinando una contrazione di spesa della Regione Lazio, senza diminuire il numero dei giorni di apertura di un museo o il numero degli spettacoli di una struttura culturale, e senza che la qualità ne paghi le conseguenze.

Tali risparmi potrebbero essere reinvestiti in quota parte sulle strutture esistenti o su nuovi progetti culturali.

Cerchiamo insomma di far viaggiare insieme investimenti e costi di gestione, piuttosto che dare vita a nuovi Maxxi perchè c'è disponibilità finanziaria per investimenti ma nello start-up i costi di gestione diventano difficilmente sostenibili, tanto che a farne le spese sono le altre le realtà culturali (quelle gia' esistenti) che vedono diminuiti i propri contributi.

Con la riorganizzazione del settore culturale (e maggiore colalborazione tra le istituzioni Comune di Roma e Regione Lazio) mettiamo prima a regime le singole realtà, creiamo una filiera ed una strategia a rete tra quelle esistenti e poi ripensiamo a nuovi sviluppi; altrimenti ci troveremo tra qualche anno a non poter più sostenere le attuali spese legate alla cultura ed i contributi che saranno erogati dalle istituzioni locali serviranno esclusivamente a pagare gli stipendi dei dipendenti, e non a far circolare processi culturali.

Insomma rischieremmo di trasformare anche la cultura dinamica in cultura statica, e non ce lo possiamo permettere in uno Stato che fa del turismo e della cultura poli di attrazione del mercato internazionale.

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