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Donne, lavoro e maternità

Assistenza alla gravidanza, alla nascita, al dopo parto. Ma anche asili nido, scuole materne, città a misura di bambino e politiche di conciliazione tempi/lavoro. Come giovane mamma, giornalista e precaria, vorrei porre l’attenzione sulle politiche legate alle pari opportunità, in modo particolare quelle che coinvolgono la donna in due momenti significativi: la maternità e il reinserimento nel mondo del lavoro dopo la maternità.

Molte donne, oggi, si trovano di fronte a quella che possiamo definire una non-scelta. La non-scelta consiste nel ritardare o rinunciare a diventare madri per paura. Una paura per certi versi fisiologica, per altri imposta perché legata a mille difficoltà, a un sistema sociale assente, a logiche lavorative che penalizzano le professionalità femminili. Come giornalista e autrice del blog www.genitoriprecari.it, mi trovo spesso a raccontare della frustrazione che campeggia dietro questa non-scelta ma anche di maternità vissute in bilico, tra il desiderio di nascere genitrici e la paura di restare per sempre figlie.

Le criticità riscontrate dalle donne che decidono di intraprendere queste percorso sono tante. A partire dal momento della nascita, così intimo e fragile, fino ad arrivare al reinserimento nel mondo del lavoro terminata la maternità.

1) Per quel che concerne il periodo del parto e del dopo parto, le carenze sono significative. Quando la donna viene dimessa dall’ospedale non può usufruire di nessuna forma di assistenza domiciliare, come avviene invece in tutto il resto d’Europa, utile a prevenire fenomeni ormai ben noti come la depressione post partum. Una volta a casa, la donna smette di essere madre per tutto il resto della società e continuare a esserlo in solitudine tra le mura domestiche. E’ necessario quindi avviare dei percorsi protetti legati alla nascita in grado di seguire la donna durante la gravidanza fino al delicato periodo del dopo parto. Nel municipio XIII, ad esempio, l’ Ipdm, l’istituto per la Prevenzione del disagio minorile, ha pensato all’elaborazione di un progetto a tutela della maternità che potrebbe tranquillamente essere avviato all’interno del reparto di ostetricia dell’ospedale Grassi. Si tratta del progetto “Genitori non si nasce”, innovativo e utile sia in termini di benefici per le donne che di riduzione dei costi per la sanità pubblica perché orientato alla prevenzione di alcune problematiche connesse alla depression post partum. E’ strutturato in forma modulare e consiste nel seguire la donna e la coppia nel pre-durante e post gravidanza con lo scopo di sostenere la genitorialità mediante lo sviluppo delle competenze materne e paterne, come forma di prevenzione primaria del disagio minorile. Il progetto si configura come una rete di servizi in grado di sostenere la coppia genitoriale durante la gestazione, durante la nascita e in qualsiasi momento in cui possano verificarsi “crisi” nella relazione tra genitori e figli.Tra gli obiettivi anche quello di raccogliere, attraverso la somministrazione di questionari e test, dati che possano essere utilizzati per analisi rispetto a tematiche quali l'attaccamento, lo stile genitoriale e, nel lungo termine, la valutazione dell’impatto dell’intervento preventivo. Gli obiettivi sono, dunque, anche scientifici: monitoraggio, ricerca, analisi dei costi-benifici e risparmi per la sanità laziale in termini di prevenzione. In tal senso, Genitori non si nasce, credo che meriti una certa attenzione anche come base per un programma politico rivolto alle donne.

2) Parlando di donne è necessario anche affrontare le problematiche connesse ai tempi e al lavoro. In assenza di politiche atte a conciliare la sfera familiare con quella lavorativa, è la donna a pagare il prezzo più alto. Il sostegno alla genitorialità passa anche attraverso l’ampliamento dell’offerta legata ai nidi comunali, la revisione dei criteri di accesso agli asili pubblici, oggi basati sull’assurda logica per cui un disoccupato a meno punti in graduatoria di un occupato a tempo pieno, il rifinanziamento di servizi alternativi per l’assistenza all’infanzia come le tagesmutter.

Di questo abbiamo bisogno, su queste basi vogliamo costruire un programma che segni la svolta nelle politiche legate alla donna, alla famiglia e all’infanzia.

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